SHAKESPEARE
TEMPESTA variazioni da Shakespeare
Drammaturgia di Pina Catanzariti
Regia di Marcello Cava
Lavoro sperimentale ispirato a The Tempest, il dramma romanzesco in cinque atti scritto da William Shakespeare tra il 1610 e il 1611. Ambientato su un’isola imprecisata del Mediterraneo, il testo racconta la vicenda di Prospero, mago e duca esiliato, e di sua figlia Miranda, sospesi tra illusione, potere e riconciliazione. La riscrittura originale di Pina Catanzariti scompone e contamina il testo shakespeariano proponendo un ascolto a più voci dell’“isola piena di rumori”, in un progetto site-specific che si sviluppa come una digressione sonora e ludica sui temi del potere, del tempo e dell’età che avanza.
“Un ascolto a più voci dell’isola piena di rumori, una variazione sonora e poetica sui temi del potere, del tempo e dell’età che avanza.”
IN SPLENDIDA FORMA
“IN SPLENDIDA FORMA” variazioni scozzesi
Drammaturgia di Pina Catanzariti
Regia di Marcello Cava
Nei boschi, al contrario dell’armonioso ed equilibrato “Hortus Conclusus”, si agitano, fin dai racconti delle sue ori-gini, potenze soprannaturali, miti crudeli, animali deformi e malvagi, sovrani selvaggi ed assassini. I boschi sono luoghi misteriosi, inquietanti, attraversati da sentieri o corsi d’acqua oscuri e pieni di trappole o incontri mortali, so-no densi di alberi altissimi coperti di muschio, codificati da simboli che hanno origine secolare. Come le “case infe-state”, anche i boschi sono quasi sempre “infestati”. Perdersi in un bosco, significa spesso morire. Un appuntamento in un bosco è un appuntamento, quasi certo, con la morte.
Vivere in un bosco, significa essere parte del bosco stesso, significa essere una creatura intessuta di bosco, sacra o profana, naturale o innaturale, significa essere parte del bosco stesso, condividerne i segreti, le tane profonde, co-niugare il proprio respiro con quello degli animali misteriosi che lo popolano, esplorando le proprie paure e le pro-prie tensioni fini a morirne.
SHAKESPEARE DREAM: SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
Shakespeare Dream: Sogno di mezza Estate è un progetto che propone la messa in scena di tre riscritture originali da William Shakespeare, ad opera di Pina Catanzariti: Il tempo impossibile di Amleto, Re Lear e la follia del potere, Doppio sogno. Per la regia di Marcello Cava, con il sostegno di MOTOPRODUZIONI, con il coinvolgimento di grandi artisti dello spettacolo italiano, appositamente ideate per la valorizzazione dei luoghi che possano offrire un luogo ideale per attività spettacolari e artistiche che abbiano l’opera di Shakespeare come primo riferimento. Le attività progettate saranno tese a valorizzare gli spazi della villa, del giardino segreto e del parco intorno e sono pensate come modelli di teatro itinerante dedicato all’immaginario del Sogno, ascolto e visione.
Per ognuno degli spettacoli si coinvolgerà una complessa rete di artisti e interpreti, contribuendo alla creazione tre spettacoli originali che saranno a cavallo tra rappresentazione teatrale, concerto e performance visiva. "Il tempo impossibile di Amleto" è una riscrittura del bardo inglese, che riflette in maniera innovativa l’irreversibilità del tempo, tema centrale dell'originale shakespeariano. "Lear o la follia del potere" è invece la presentazione in prima nazionale di una consolidata elaborazione drammaturgica che vede Paolo Bonacelli vestire i panni del folle re. Paolo/Lear siede sulle rovine del proprio potere autodistrutto, guardando al nostro tempo, che ha prodotto una moltitudine di umanità che non riesce a giudicare se stessa.
Infine "Doppio Sogno" riprende la favola di Amore e Psiche narrata da Apuleio, una delle fonti che usò Shakespeare per inventare il suo "Midsummer Night’s Dream", per farne un racconto notturno che dilata i desideri ed i segreti femminili e maschili, senza nascondere di quanta violenza, spesso, si ricopra quel sentimento ambiguo e/o male interpretato, chiamato amore.
DOPPIO SOGNO
Traduzione e adattamento di Pina Catanzariti
Doppio Sogno riprende la favola di Amore e Psiche narrata da Apuleio, una delle fonti che usò Shakespeare per inventare il suo "Midsummer Night’s Dream" che intreccia in un coagulo lussurioso, annoiato, demoniaco, dinamico come sequenze cinematografiche, storie d’amore adolescenti con interventi e apparizioni di fate e folletti del circostante bosco fatato: magia, sogno, ipnosi, inganni, realtà, iperrealtà e metateatralità, dinamiche familiari e intrighi tipici shakespeariani si mescolano in un disordine cosmico, mitologico ed erotico sul filo dell’amore inteso apparentemente come ordine e armonia alla fine del mondo, in realtà descritto nella sua speculare doppiezza, l’amore come sentimento violento, bestiale e distruttore che nulla crea ma tutto distrugge e annienta, la maschera sulla realtà, la finzione, le bugie e i tradimenti.
IL TEMPO IMPOSSIBILE DI AMLETO
di Pina Catanzariti
musiche dal vivo di Lametia
Regia di Marcello Cava
La messa in scena sperimentale immaginata da Pina Catanzariti, tesa ad una rappresentazione non didascalica, è articolata in quattro movimenti che destrutturano il capolavoro di Shakespeare alla ricerca delle parti testuali di maggiore attualità e abolendo il piano narrativo tradizionale (già parte del nostro immaginario collettivo) sarà il frutto di un intenso laboratorio preparatorio fra il cast degli attori e il gruppo di musica elettro/acustico sperimentale Lametia.
ATTORE 2 ORAZIO
C’è qualcosa di marcio in Danimarca.
Questo tempo è impossibile.
ATTORE 1 AMLETO
La porta del tempo è fuori dai cardini.
La dovrò riallineare io.
Area video
LEAR O LA FOLLIA DEL POTERE
di Pina Catanzariti
con Paolo Bonacelli, Raffele Gangale, Fabrizio Parenti
musica dal vivo di Felice Zaccheo
regia di Marcello Cava
Si tratta di una riduzione di Pina Catanzariti, voluta e necessaria, della tragedia originale, estrapolando, attraverso un concentrato di irrappresentabilità indicibile, invivibile ed inascoltabile, il significato della sua attualità.
Paolo/Lear, immobile patriarca bifronte, leviatano dai capelli fiammeggianti di bianco, siede sulle rovine del proprio potere auto-distrutto. Chiara, unica, perentoria, mai melodrammatica, la sua voce, che conduce lo spettatore attraverso la forbice ambivalente delle scelte necessarie: voce joyciana, flusso interiore potente che chi ascolta ha come strumento per scandagliare la propria coscienza ad una ragionevole distanza, personificazione di follia, malvagità o eccesso di bontà, che non ha bisogno di altre azioni sul palcoscenico.
Area Video
LO STUPRO DI LUCREZIA
da William Shakespeare
Lettura scenica di Galatea Ranzi e Stefano Santospago
Lo stupro di Lucrezia (The Rape of Lucrece), noto anche con il titolo Lucrezia nelle prime edizioni, è con Venus and Adonis uno dei due grandi poemetti di William Shakespeare.
Scritto nel 1594, prima dell’inizio della sua produzione teatrale, racconta con intensità e potenza drammatica lo stupro di Lucrezia da parte del principe Tarquinio e il suo suicidio per lavare l’offesa subita, gesto che diventa la scintilla per la nascita della Repubblica di Roma.
Il poema, fondato sui racconti di Tito Livio, Ovidio, Dionigi di Alicarnasso, ma anche su The Legend of Good Women di Chaucer e sulla Confessio Amantis di Gower, unisce tragedia personale e destino collettivo, rendendo Lucrezia simbolo di purezza violata e di ribellione civile.
La figura di Lucrezia ha ispirato nei secoli pittori e poeti (da Tiziano a Botticelli, da Guido Reni a Cranach) e continua a rappresentare un tema universale di riflessione sul potere, la violenza e l’onore.
Il testo, pur essendo uno dei lavori poetici più importanti di Shakespeare, è raramente conosciuto e rappresentato in Italia. La sua struttura fortemente teatrale trova in questa lettura scenica con musica dal vivo una forma che ne restituisce la tensione emotiva e la potenza dei versi, in un dialogo continuo tra parola e suono, fra intimità e tragedia.